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Natale: il cibo delle feste in Italia (vol. 2)

December 14th, 2012 No comments

Ci eravamo lasciati qualche giorno fa con la prima parte del nostro viaggio tra le tavole e le dispense natalizie italiane. In ordine rigorosamente alfabetico abbiamo percorso le prime 10 regioni della nostra penisola raccontando cosa si usa mettere in tavola il giorno di Natale, o alla Vigilia oppure ancora a Santo Stefano.

Oggi continuiamo (e finiamo) il nostro percorso. Come l’altra volta, se avete suggerimenti o correzioni da segnalare per rendere il post quanto più completo e vicino alla realtà possibile fatelo nei commenti qui sotto. Grazie!

Assodato che il Molise esiste :) è proprio qui la Vigilia si usa gustare il tradizionale brodo alla termolese, mentre per il giorno di Natale si opta per una zuppa di cardi e un baccalà.

Veniamo al Piemonte: antipasto a base di vitello tonnato per proseguire poi con bollito e cappone.

 

Vitello Tonnato (fonte http://wp-finefood.com)

 

Scendiamo in Puglia dove il mare incontra la terra anche il giorno di Natale: a farla da padroni sulle tavole natalizie sono infatti orecchiette, capitone (arrosto o in umido), agnello, tacchino e pollo allo spiedo.

Eccoci poi in Sardegna dove fregola (sarda!), pecorino e ricotta non mancano mai, sia il giorno della Vigilia, sia quello di Natale.

 

Fregola sarda

 

Sulla nostra isola maggiore, la Sicilia, la cucina è molto più di una tradizione: è una vera e propria arte. Tra i tanti piatti che dominano la tavola del Natale ricordiamo la pasta con le sarde e lo sfincione.

 

Pasta con le sarde (fonte http://www.palermomania.it)

 

Arriviamo in Toscana terra di grande tradizione enogastronomica: dal patè di fegatini adagiato sui crostini, ai cappelletti in brodo passando da ottima carne cotta alla brace, quel che sicuramente non può mancare è del buon vino (locale!) ad annaffiare per bene l’abbuffata.

 

 

Passiamo al Trentino Alto Adige dove, oltre ai classici canederli, viene annoverato un dolce tipico del Natale, originario soprattutto della zona di Bolzano, lo zelten. Tipico dolce di frutta secca, la tradizione vuole che la fetta più grande spetti al capo famiglia mentre le fette più piccole sono destinate alle ragazze in età da marito.

 

Zelten (fonte http://machetiseimangiato.com)

 

In Umbria, un po’ come in tutt’Italia del resto, non si bada alle quantità: dalla zuppa con i cardi (che come abbiamo visto è tipica delle regioni del Centro), a quella a base di castagne, dalla faraona per secondo al pan pepato per dolce la tavola di Natale è zeppa di leccornie.

Torniamo al Nord, in Valle d’Aosta dove il Natale viene festeggiato a suon di mocetta (tipo bresaola), lardo, fonduta di formaggio e carne alla brace.

 

Mocetta (fonte http://honest-food.net)

 

Chiudiamo il nostro tour in Veneto: certi che il vino non possa (e non debba) mai mancare, baccalà alla vicentina, minestra di tagliatelle con fegatini in brodo di cappone e di manzo (soprattutto a Vicenza) e bollito misto alla veronese con pearà (cioè salsa realizzata con pane grattugiato, midollo di bue, burro, brodo di carne e abbondante pepe) anticipano il gran finale interpretato dal mitico Pandoro di Verona.

 

Pandoro (fonte http://www.retroonline.it)

 

Con l’acquolina in bocca e il countdown già partito, vi auguriamo buone feste e, come sempre, buon appetito!

 

 

 

 

Natale: il cibo delle feste in Italia

December 11th, 2012 No comments

Ormai è tradizione: durante le feste, quelle di Natale si intende, ci si abbuffa. Ci si riunisce tutti intorno alla tavola, più o meno volentieri, e si inforchetta, impiatta, assaggia… insomma, si tenta di godersela!

Ogni famiglia ha le sue usanze: c’è chi festeggia anche la sera della Vigilia e c’è chi invece va dritto al pranzo del 25 e poi replica a Santo Stefano. Ci sono poi i più coraggiosi che non si fanno mancare niente e che, dopo il pesce del 24 e  la carne a Natale, finiscono anche gli ‘avanzi’ il 26.

In Italia, comunque, il Natale a tavola si festeggia diversamente a seconda della propria regione d’appartenenza. Oggi facciamo un giro per metà della nostra penisola, sbirciando nei frigoriferi e nelle sale da pranzo dei nostri connazionali. Più avanti questa settimana percorreremo l’altra metà dello stivale e la prossima, invece, andremo fuori porta a documentare le usanze ‘internazionali’.

In ordine rigorosamente alfabetico, iniziamo dall’Abruzzo: minestra di cardi, zuppa di castagne e ceci e lasagne di macinato con mozzarella e una spruzzata di parmigiano. E’ così che si inizia il pranzo di Natale per proseguire poi con agnello arrosto e bollito di manzo. La tradizione, quella vera vera, vuole poi che la notte di Natale si evitino uova, burro e latte.

 

Zuppa di Cardi (fonte http://www.tangoitalia.com)

 

Proseguiamo con la Basilicata: baccalà lesso, ma anche polli e conigli ruspanti. In questa regione la stagionalità dei prodotti è un valore che si riconferma tutti gli anni sulla tavola del Natale.

 

Baccalà (fonte http://www.welcomehome.it)

 

In Calabria spazio ai salumi, ai formaggi locali (caciocavallo e pecorino in primis) come antipasto, per proseguire poi con il capitone e chiudere con dolcetti al miele e fichi.

 

Caciocavallo Silano (fonte http://www.guidaenogastronomia.com)

 

In Campania si usa invece consumare il capitone, ma anche l’insalata di rinforzo con cavolfiore bollito, scarola riccia, olive di Gaeta, e capperi. Tra i dolci spiccano gli struffoli, di origine antichissima.

 

Insalata di rinforzo

 

Saliamo un po’ e arriviamo all’Emilia Romagna, patria dei tortellini in brodo e del celebre cotechino (consumato solitamente anche durante la cena dell’ultimo dell’anno).

 

Tortellini in brodo (fonte http://www.umbertocesari.it)

 

In Friuli Venezia Giulia pare la faccia da padrone la trippa al sugo, ma anche il maialino al forno o il tacchino ripieno.

Nel Lazio invece si privilegia l’abbacchio al forno con patate, mentre la Vigilia vede trionfare baccalà e carciofi.

Abbacchio al forno con patate (fonte http://en.petitchef.com)

Sulle coste liguri non mancano invece ravioli alla genovese, cappone lesso e faraona al forno.

In Lombardia, oltre all’immancabile panettone, i casoncelli in brodo e il cappone ripieno sono ormai un classico senza tempo.

Finiamo oggi con le Marche dove si usa gustare cappelletti in brodo, cappone arrosto e dolcetti a base di uvetta e frutta secca.

Continuiamo giovedì il nostro viaggio natalizio-gastronomico sulle tavole di tutta Italia: se avete suggerimenti o modifiche da comunicarci fatelo nei commenti qui sotto :) . Grazie!

 

 

 

 

 

Arte e cibo

December 4th, 2012 No comments

Se ci seguite su Facebook e se avete partecipato a RestArt, sapete che abbiamo un debole per il connubio arte e cibo. Storia e tradizione ci danno ragione: non siamo gli unici a trovar del bello in questo sodalizio.

Gli artisti prima e il pubblico poi applaudono sempre con grande entusiasmo opere e progetti che uniscono questi due mondi. La rappresentazione del cibo, sin dagli albori della storia dell’arte, è sempre stata una tematica piuttosto ricorrente.

Chiunque di voi si sia mai trovato, anche solo al liceo, davanti a un libro di arte avrà sicuramente avuto modo di osservare le opere dell’Arcimboldo, artista cinquecentesco che arriva, prima di altri, a unire arte figurativa e cibo.

 

 

Nel corso dei secoli, e soprattutto nell’arte contemporanea, il cibo è contenuto dell’opera: serve per arricchire, ma anche e soprattutto per riflettere.

Qui di seguito vi proponiamo alcune delle opere che meglio rappresentano questo sodalizio.

Kevin Van Aelst, fotografo, tra gli altri, anche per il New York Times, ricostruisce, utilizzando cibo vero, situazioni e ‘fotogrammi’ di vita reale:

 

 

Lo studio Low Commitment Project ha realizzato invece una serie di sandwich ispirandosi ad artisti e opere d’arte già esistenti:

 

Mondrian Sandwich

Rothko Sandwich

 

Carl Warner, invece, ricostruisce interi paesaggi usando cibo e che ha giustamente battezzato Foodscapes:

 

 

Se volete segnalarci esempi di connubio tra arte e cibo scriveteci sulla nostra pagina Facebook: pubblicheremo tutto quello che ci arriverà (nei limiti della decenza e del buon gusto :) ).